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Vino: Il Consorzio di Bolgheri segna un’importante vittoria

Contributo dell’avv. Laura Tessari.

Il patrimonio agroalimetare italiano è unico al mondo per qualità e assortimento. Come conseguenza, è cresciuta via via negli anni un’economia parallela che, sottraendo quote di mercato ai prodotti tutelati, determina pesanti danni alle aziende italiane.

Tale fenomeno è conosciuto come «ITALIAN SOUNDING» ovvero «imitazione evocativa» compiuta con l’utilizzo di segni, immagini e marchi che evocano l’Italia o prodotti tipicamente italiani per promozionare e commercializzare prodotti affatto riconducibili al nostro paese. Esso rappresenta un’evidente forma di concorrenza sleale e truffa nei confronti dei consumatori, soprattutto nel settore agroalimentare. È il caso, ad esempio, del “Prisecco”, della “Palenta”, della “Pasta Schuta”.
Si tratta di una forma subdola di concorrenza sleale, difficile da arginare.

I numeri del mercato dell’Italian Sounding.

Nel mondo, il valore del falso Made in Italy agroalimentare è salito ad oltre 100 miliardi di euro con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio. Un effetto dovuto alla pirateria internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano all’Italia per alimenti “taroccati” che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale.

Il caso BOLGHERI contro BOLGARÉ: vittoria per il made in Italy.

In tal contesto, risulta significativa la notizia che il Consorzio dei vini Bolgheri DOC e Bolgheri Sassicaia DOC guidato da Albiera Antinori (trattasi dell'organismo ufficiale riconosciuto dal Ministero italiano dei Prodotti alimentari e delle politiche forestali quale autorità per la protezione e promozione delle denominazioni d'origine protette Bolgheri e Bolgheri SASSICAIA) sia riuscito ad impedire a “Domaine Boyar” (uno dei maggiori produttori ed esportatori di vino bulgaro in Europa) di registrare il marchio "BOLGARÉ" presso l'ufficio marchi europeo.

Il territorio entro cui è consentita la produzione dei vini DOC Bolgheri coincide coi confini amministrativi del Comune di Castagneto Carducci, in provincia di Livorno, Toscana. Il Consorzio è formato da 65 produttori i cui vigneti rappresentano oltre il 97% del totale. Quasi tutte le aziende del territorio svolgono tutte le fasi produttive, dalla vigna all’imbottigliamento. I famosissimi rossi di Bolgheri sono di norma basati sul taglio Cabernet (Sauvignon e Franc) e Merlot, spesso accompagnati da Syrah, Petit Verdot e in rari casi da Sangiovese. Sotto i Bolgheri Superiore e il Bolgheri Sassicaia che rappresentano il vertice della piramide qualitativa, troviamo i Bolgheri Rosso.

Il Consorzio italiano, accortosi del deposito da parte della società “Domaine Boyar International” della domanda di marchio europeo avente ad oggetto la parola “BOLGARÉ”, depositata in data 2 maggio 2017, si è prontamente opposto alla registrazione di detto segno evocativo, facendo valere i propri diritti “anteriori” basati sulla titolarità del marchio collettivo “Bolgheri” (depositato il 11 luglio 2016 e registrato il 4 novembre 2016 per i Vini conformi alle linee guida della DOP "Bolgheri") e della Denominazione di origine protetta (DOP) "Bolgheri".

Il Consorzio dei vini Bolgheri - dopo aver “perso” la prima fase del giudizio contro “Domaine Boyar”, non si è arreso ed ha proposto Ricorso accentuando l’evocatività (cioè l’assonanza che richiama alla mente del consumatore la famosa produzione dei vini DOC Bolgheri) e la circostanza che la scelta della società bulgara di utilizzare e registrare il segno “BOLGARÉ” non poteva essere considerata casuale.
Si è trattato, per il Consorzio dei vini Bolgheri, dell’ennesimo caso di “imitazione evocativa” di un prodotto italiano di eccellenza, ossia di una scelta effettuata dalla società bulgara con l’intento di creare un'associazione con la DOP "Bolgheri" e sfruttarne l'avviamento sul mercato. Tanto più che la linea vinicola della “Domaine Boyar” include il cabernet sauvignon e il merlot che sono le principali uve utilizzate anche per i vini DOP "Bolgheri". Senza contare che “Domaine Boyar” è uno dei maggiori produttori ed esportatori di vino bulgaro in Europa e, in quanto tale, non poteva non essere a conoscenza della DOP "Bolgheri" e della sua notorietà in tutto il mondo. 

Inoltre, Domaine Boyar – nell’usare concretamente il marchio - utilizza il “grassetto nero”, così come nella maggior parte delle etichette Bolgheri ed omette spesso l'accento, per avvicinarlo ulteriormente alla DOP "Bolgheri".

La decisione

La Seconda Commissione di ricorso, con decisione del 21 marzo 2022, ha accolto le ragioni del Consorzio dei vini Bolgheri, segnando un’importante vittoria a tutela della DOP italiana.

La citata decisione rappresenta un buon esempio di applicazione del contenuto dell’art.  103, paragrafo 2, lettera b), del regolamento sul vino, a mente del quale “una DOP/IGP, nonché il vino che utilizza tale denominazione protetta conformemente al disciplinare di produzione, sono protetti contro qualsiasi usurpazione, imitazione o evocazione, anche se l'origine vera del prodotto o servizio è indicata o se la denominazione protetta è una traduzione, una trascrizione o traslitterazione o è accompagnata da espressioni quali "genere", "tipo", "metodo", "alla maniera", "imitazione", "gusto", "come" o simili”.

Una vittoria legale importante non solo per la DOP Bolgheri, ma per tutto il sistema delle Dop italiane, in quanto vede applicato il principio secondo il quale “un marchio di territorio” va strettamente tutelato contro tutti i segni che lo “rievocano” nella mente del consumatore.

Si tratta, in conclusione, di una conquista per il nostro made in Italy che deve incoraggiare le imprese a battersi per la valorizzazione e la tutela dei marchi che contraddistinguono prodotti autenticamente italiani.

 

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